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Il biossido di zolfo (SO2)

Stato - logica DPSIR

Il biossido di zolfo - o anidride solforosa - è un gas incolore, di odore pungente. Si forma per ossidazione dello zolfo nel corso dei processi di combustione di materiali che contengono questo elemento come impurità.

Le principali emissioni di biossido di zolfo derivano pertanto da:
* impianti fissi di combustione che utilizzano combustibili di tipo fossile (gasolio, olio combustibile, cherosene, carbone),
* processi metallurgici,
* produzione di acido solforico,
* lavorazione di molte materie plastiche,
* industrie della carta,
* fonderie,
* desolforazione di gas naturali,
* incenerimento di rifiuti mentre pressoché trascurabile l’apporto dal traffico veicolare dal momento che i carburanti in uso sono raffinati e a basso tenore di zolfo.

Significativo il riscontro che emissioni naturali ed antropogeniche risultino, all’incirca, dello stesso ordine di grandezza.

Ritenuto fino a pochi anni fa uno dei principali inquinanti atmosferici, anche perché uno dei primi composti a manifestare effetti sull’uomo e sull’ambiente, ultimamente la sua significatività si è sensibilmente ridotta grazie agli interventi di metanizzazione che hanno interessato sia impianti di riscaldamento domestico che processi di combustione industriale.

L’anidride solforosa, gas molto irritante per la gola, gli occhi e le vie respiratorie pur non presentando una propria tossicologia, è fattore predisponente all’acuirsi di malattie croniche nei soggetti più esposti quali anziani, in particolare asmatici, e bambini. In ragione della sua alta idrosolubilità, l’85% della SO2 viene trattenuta dal rinofaringe e solo in minime percentuali raggiunge zone più distali quali bronchioli ed alveoli.

Episodi di inquinamento atmosferico con aumento delle concentrazioni di biossido di zolfo sono risultati associati in studi epidemiologici con l’incremento sia dei ricoveri ospedalieri per patologie respiratorie sia con l’aumento della mortalità generale. Il biossido di zolfo svolge anche un’azione indiretta nei confronti della fascia di ozono stratosferico combinandosi con il vapore acqueo e formando acido solforico: questo fenomeno contribuisce anche all’acidificazione delle precipitazioni ("piogge acide") con effetti fitotossici e compromissione della vita acquatica e risulta corrosivo anche su materiali di costruzione, manufatti lapidei, vernici e metalli.

In accordo alla vigente normativa (D.lgs 155/2010), per la protezione della salute umana sono previsti un valore limite orario (350 µg/m3 da non superarsi più di 24 volte per anno civile) ed un valore limite sulle 24 ore (125 µg/m3 da non superarsi più di 3 volte per anno civile).

 

Argomenti collegati

  1. Agenzia Americana per l'Ambiente: il biossido di zolfo
  2. Agenzia Europea per l'Ambiente: il biossido di zolfo 
  3. Wikipedia: il biossido di zolfo


ultimo aggiornamento: giovedì 25 gennaio 2018